martedì 30 giugno 2009

Riflessioni sul corso di Editing Multimediale

Nella mia riflessione vorrei soffermarmi esclusivamente sulla mia esperienza di formazione online, su come l’ho affrontata e vissuta e sulle ricadute sia sulla relazione con gli alunni sia sulla didattica. Ho scritto di getto i pensieri che sono man mano affiorati nella mia mente. Magari sono andata un po’ “fuori tema”, ma così mi è venuto…

Innanzitutto il corso di Editing multimediale non è stata le mia prima esperienza di formazione online, ma l’ultimo di una lunga serie iniziata parecchi anni fa. Certamente il corso di Andreas ha avuto caratteristiche completamente diverse da tutti gli altri (sarà questo il futuro della formazione, dell’università, della scuola?... me lo auguro), nei quali, peraltro, mi sono quasi sempre trovata a mio agio, con tutor disponibili e presenti, con colleghi motivati e desiderosi di condividere e apprendere quanto me.

Come ho affrontato queste esperienze? Cosa è cambiato in me?

Come ho scritto nel brainstorming, ho affrontato il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit senza ansie, ma con la curiosità che mi contraddistingue, con la voglia di mettermi in gioco e di interagire con altre persone. Questo mi ha dato la spinta a superare i timori, le incertezze, il senso di inadeguatezza che, a volte, ancora oggi, mi prendono. La rete per me è stata ed è tuttora una grande “palestra” di vita, mi ha reso più sicura di me stessa soprattutto nella vita quotidiana e nel rapporto con gli altri, anche se rimane ancora in me un fondo di timidezza.
Sono convinta di avere imparato molto di più in questi ultimi anni che non in tanti corsi di aggiornamento in presenza seguiti nelle varie scuole.

In tutti i corsi di questi tre anni di università vi è sempre stato un mix di formazione, diciamo, tradizionale, basata su libri o materiali cartacei (in alcuni esclusivamente questi), affiancati da attività che hanno consentito processi collaborativi e cooperativi di costruzione condivisa di conoscenza, sviluppo di abilità, sperimentazioni in classe che hanno stimolato riflessioni metacognitive sui processi di insegnamento/apprendimento. Si iniziava insieme, si costruiva insieme e si cresceva insieme, ma poi si ritornava sui libri, ciascuno a preparare il proprio esame.

Il corso di Editing ha proposto un percorso completamente diverso. L’inizio è stato uguale per tutti, ma poi ognuno, attraverso il suo blog, ha costruito un suo personale percorso di “studio”, un PLE che è stato messo a disposizione di tutti. La blogoclasse è stata vissuta come spazio di lavoro, di pensiero, di azione personale aperto a tutti, una blogoclasse che si è andata costruendo e arricchendo giorno dopo giorno e che può continuare a vivere anche al termine del corso, sollecitando nuove connessioni.

All’inizio ho fatto un po’ fatica, ho avuto un attimo di spaesamento, senza libri mi sentivo senza punti di riferimento. La mia esperienza da studentessa ha lasciato tracce profonde in me…

Ma quando ho cominciato a esplorare questo nuovo territorio formativo, la strada si è spianata e la curiosità ha fatto la sua parte. La blogoclasse mi ha permesso di “vedere” da vicino il mondo e le esperienze dei colleghi, mi ha consentito di leggere le loro idee/opinioni che hanno stimolato in me nuove riflessioni, nuove idee, nuove proposte, nuove acquisizioni. Non si impara solo sui libri, anzi, si impara di più interagendo, rispondendo, approfondendo, sollecitando. A mio parere si tratta di una conoscenza più vissuta; ecco, quello che manca alla conoscenza acquisita tramite i libri è il coinvolgimento, la partecipazione; ciò che si legge sui libri rimane sempre un po’ freddo, un po’ staccato dall’esperienza quotidiana. È chiaro che occorre anche la riflessione teorica, ma se ci si ferma ad essa che cosa ci dà in termini di ricadute sulla nostra professione, sul nostro essere persone/docenti? Rimane qualcosa calato dall’alto, qualcosa che aleggia sopra di noi ma non incide sulle nostre menti, non “stravolge” le nostre convinzioni, il nostro modo di agire (almeno, per me è così…).

Invece, vedere colleghi all’opera con video, mappe, esperienze, attività, ti fa venire voglia di provarci, di staccarti da quel bagaglio di consuetudini relazionali e didattiche in cui è molto comodo rifugiarsi, ma che certamente non è più adatto ai nostri alunni, non è più adatto in un ambiente che si rinnova giorno dopo giorno, un ambiente formato da persone con caratteristiche diverse, con esigenze diverse, con un background culturale, familiare, sociale in continua evoluzione. Non sono i bambini che devono stare al nostro passo, ma è la scuola che deve stare al loro.

E non è che la teoria non sia emersa nella blogoclasse, anzi, è stato un cammino a ritroso: partendo dalle esperienze, dalle riflessioni sono emersi richiami a concezioni, autori… Dalle esperienze, dalle riflessioni siamo tornati ai libri, alle teorie, riviste e rivisitate alla luce delle esperienze; si è parlato di intelligenze multiple, di valutazione, di apprendimento cooperativo, di costruttivismo… solo per citarne alcuni. La blogoclasse è stata il mezzo, lo strumento che ha consentito tutto ciò, è nata una comunità di persone che ha vissuto il corso insieme, ha camminato insieme, ha costruito nuova conoscenza insieme, ciascuno con proprie modalità.

Ecco, forse è questo che dovremmo creare nelle nostre classi/scuole, è questo che sto cercando di fare nella mia classe. Dare più spazio e voce al gruppo, stimolando il contributo di tutti, accettando i contributi di ciascuno; cogliere ogni occasione, ogni idea, ogni risposta dei bambini, anche e soprattutto quelle non inerenti l’argomento che si sta trattando, come nuova occasione di apprendimento. Dobbiamo staccarci dalle discipline. Il sapere non deve essere settoriale ma circolare; tutto è collegato e collegabile in un percorso pluridisciplinare e reticolare che va, appunto, al di là delle discipline, perché ciò che conta non sono i contenuti, ma le abilità, cognitive e sociali. Il contenuto è solo un mezzo, ciò che conta è il processo.

E poi, anche noi siamo cambiati, stiamo tuttora cambiando. Anche noi abbiamo avvertito l’esigenza di una università diversa, di una formazione diversa, rinnovata, più contestualizzata, più vissuta, attualizzata e sperimentata. Anche noi abbiamo molto apprezzato e ci siamo trovati perfettamente a nostro agio nella blogoclasse. Perché anche i nostri alunni non ci si potrebbero trovare bene? Perché non dovrebbero avvertire il bisogno del cambiamento? Perché non accontentarli? Lasciamoli e aiutiamoli a “coltivare le loro connessioni”.

martedì 21 aprile 2009

In classe con JumPC

Tuttoscuola pubblica: "Brunetta: presto un milione di PC nella scuola primaria".

DSchola TV pubblica un video sull'avanzamento del progetto di introduzione di netbook nelle scuole primarie.

I commenti di bambini, docenti e genitori sono entusiasti. Anche a me piacerebbe moltissimo utilizzare i JumPC con i miei scolari.

Ma mi chiedo: chi formerà gli insegnanti? E soprattutto: quanti avranno la voglia di innovare la scuola rinnovandosi?

giovedì 16 aprile 2009

Passioni ed emozioni

Confesso di essermi approcciata al corso di Politiche della formazione con un senso di noia, uff... sarà il "solito" corso teorico, con tanti libri da studiare...

Ebbene, mi devo ricredere. Sto leggendo il testo "Geopedagogia" di Raniero Regni, già citato da Enrico in suo post, e ritrovo tante considerazioni, tanti spunti di riflessione che sono scaturiti anche in questo corso, nei blog dei colleghi, in quello di Andreas e in altri blog segnalati, come quelli di Gianni Marconato e Antonio Saccoccio.

In particolare, a pag. 27, a proposito dell'opposizione luoghi/nonluoghi, l'autore si chiede: "Anche la scuola sta diventando un nonluogo? Uno spazio che non accoglie più nessuno, nè gli studenti nè gli insegnanti? Come trasformare la scuola in un luogo accogliente?".

Antonio Saccoccio in una replica a un commento scrive così: "@Gianni, concordo. Problemi come quello del calo dell'attenzione sono da me sotto osservazione quotidiana. Sto cercando di ovviare adottando differenti strategie. Ti dico quella finora sempre vincente: emozionare i ragazzi, parlare loro con passione. Questo li può "distrarre dalla disattezione".

Sempre il Prof Regni, nel libro "La scuola in Europa" scrive: "Perchè ci sia desiderio di apprendere deve esserci piacere e gioia. La passione è la madre del pensiero; l'emozione è la madre della conoscenza. Allora è necessario promuovere forme e spazi di socializzazione animati dal desiderio: creare legami sociali e di pensiero".

Mi piace questo intreccio di pensieri, questo "combaciare" di opinioni. Passione, emozione, coinvolgimento sono veramente elementi fondamentali che fanno scattare negli alunni la voglia di imparare, ma questo deve valere anche per noi docenti. Solo un docente appassionato, che si emoziona nel vedere le "conquiste" dei propri alunni, un docente creativo che si mette in discussione, attento a cogliere i segnali di disagio che quotidianamente emergono nelle nostre classi, un docente che progetta e riprogetta sulla base degli input che provengono dai propri alunni riuscirà a creare un ambiente di apprendimento sereno, interessante e motivante.

Scrive Claudia: "L’insegnante non può pensare di applicare all’infinito repertori standard, ma la sua cassetta degli attrezzi deve essere aperta, rimodernata, aggiornata e soprattutto usata".

Quando il docente svolge il proprio ruolo con passione ed entusiasmo, gli alunni rispondono, si impegnano, danno il proprio contributo, accettano lo sforzo anche se prolungato nel tempo. Questa è la mia esperienza.

E voi, che ne pensate?

sabato 11 aprile 2009

Incredibile...

Sono senza parole... :-(

domenica 5 aprile 2009

Viaggio nel sogno...

Ecco qua. E' il primo video che realizzo. Niente di eccezionale, ma ho "rotto il ghiaccio".

Come Giorgina ho voluto documentare un'attività fatta con i miei alunni di prima per il corso di Psicologia dell'educazione e dei processi evolutivi.
Il tema era "il sogno" e le domande poste sono state 3:

  • Da dove vengono i sogni?

  • Con che cosa si sogna?

  • Quando sei a letto e sogni, dov'è il sogno?

Dalle domande è scaturita una conversazione in cui ogni bambino ha espresso le sue idee... alcune sono state sorprendenti :-)
Successivamente ciascuno ha trasferito in un disegno un sogno fatto.
Presto mostrerò il video ai miei alunni.
Voglio proprio vedere che faccia fanno :-)


video

sabato 4 aprile 2009

E adesso?

Anch'io sono rimasta molto colpita dalle immagini del seminario di Andreas: coinvolgente, divertente (che bello sentir ridere i ragazzi!), certamente una sorpresa, insomma mi sono ritrovata a ridere da sola, qui nel mio studio, ma anche a riflettere.

Ma l'immagine che mi ha colpita di più e che ho ancora nella mente è quella di Andreas che, prima di iniziare la sua "lezione", sposta la cattedra in un angolo, quella cattedra che caratterizza ancora oggi così fortemente l'ambiente-scuola e il fare lezione, un certo tipo di lezione. Allontanando la cattedra, Andreas ha "abdicato" al suo ruolo di docente per instaurare un rapporto diretto, senza barriere, con i suoi studenti.

E ora?...

Da venerdì sera c'è una domanda che mi martella: come posso replicare nella mia classe la lezione di Andreas? Nella mia mente c'è un lumicino che fatica, però, a concretizzarsi.

Questo è sicuramente il corso che mi ha fornito più spunti di riflessione in questi tre anni di università, è il corso che ha messo più profondamente in crisi il modello di scuola in cui lavoro quotidianamente, il mio modo di insegnare, la mia relazione con i bambini, il mio approccio alla conoscenza. Le tematiche che affrontiamo sono assolutamente attuali, rispecchiano il momento che stiamo vivendo, riguardano da vicino il mondo in cui sono immersi i nostri alunni, con uno sguardo però anche al futuro. Non è un corso che guarda indietro, al passato, ma parte dal presente, da quello che c'è, per proiettarsi nel futuro.

In questi giorni ho riflettuto tanto sui miei scolari, sul fatto che fanno un'enorme fatica a prestare attenzione, a concentrarsi, a mantenere un impegno a lungo...
Questi scolari sono molto diversi da quelli di 5 anni fa, dobbiamo renderci conto che non si torna più indietro, non saranno mai più gli scolari di una volta. La scuola deve cambiare, dobbiamo fare qualcosa per adeguarci ai nostri alunni, seguendo le modalità di approccio e i metodi di lavoro che li caratterizzano. Non è vero che non hanno voglia di imparare, anzi, ma vogliono imparare in modo diverso; hanno tanta voglia di parlare, di dire la loro; hanno tanta voglia di relazionarsi con i propri compagni; dobbiamo partire dai loro bisogni, da "come sono" e da "come vivono" il/nel mondo di oggi. Su questi elementi occorre impostare il nostro intervento.

domenica 29 marzo 2009

Fatti mandare dalla mamma...

Dopo aver sonnecchiato un po' in poltrona :-) mi sono rimessa alla ricerca di blog.
Nel mio girovagare ho trovato due video realizzati qualche anno fa da una classe seconda della scuola primaria Longhena di Bologna, che voglio assolutamente condividere con voi!

Entrambi hanno come sottofondo la famosissima canzone di Gianni Morandi "Fatti mandare dalla mamma"... chi non se la ricorda... avevo 7 anni, sigh...: nel primo si susseguono dei disegni che, accompagnati da un breve commento, illustrano il testo; il secondo è un vero e proprio film, in cui i bambini assumono i ruoli dei diversi personaggi della canzone.

Al di là dell'immediata simpatia che i video suscitano, ho pensato alle fasi che hanno preceduto il prodotto finale: l'analisi del testo, la preparazione dei disegni mirati sulla singola frase e curati in ogni particolare espressivo, proporzioni, prospettive, i fumetti e nel film l'individuazione dei ruoli, la scelta del ruolo, gli "abiti di scena", le epressioni del viso, i gesti e i movimenti del corpo "studiati" alla perfezione, il set "fuori" dalla scuola.

Sicuramente per i bambini è stato un divertimento, ma pensiamo a quante capacità hanno "esercitato"; pensiamo ai processi mentali di analisi, valutazione, previsione, immaginazione, ideazione, progettazione che hanno messo in atto; pensiamo alle abilità sociali, di condivisione e collaborazione che i bambini hanno sviluppato. E tutto questo senza accorgersene, senza "fatica", senza noia.

Io non mi sono mai cimentata nella produzione di video, ma mi piacerebbe molto provare.
Chi può darmi qualche dritta? So che c'è il problema del peso per la pubblicazione nel web. Come si riducono ad un peso accettabile?

Ma ora godetevi lo "spettacolo":

Fatti mandare dalla mamma

Buon divertimento!